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LA MIA ANIMA E' TORNATA E CON LEI LA PACE varie, 28/03/2008 23:06 |
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LA MIA ANIMA E' TORNATA E CON LEI LA PACE
"Se questa settimana ti senti posseduto da un fantasma, non ti preoccupare. Stai solo ospitando lo spirito della persona che eri in una vita precedente. Forse ti sentirai come una marionetta controllata da un'entità invisibile, ma puoi consolarti pensando che il burattinaio sei sempre tu. PESCE D'APRILE! Non lasciarti controllare per nessun motivo dal tuo passato, neanche se la forza che ti invade assume la forma di quello che eri un tempo"
Il mio oroscopo e' sempre bellissimo. Si la mia anima è tornata e con lei anche la pace. Una stretta di mano tra le mie mani ... e la mia anima dentro quella morsa ... in comunione con il mondo intero ... al suo fianco, a custodirla, la musica che mi piace ... quella di un'amico di ora e quella di un pianoforte ... destra e sinistra che mi contengono ... DUE VERSIONI DI BELLEZZA CHE PROPONGO QUI DENTRO SOPRATTUTTO A ME STESSO e a chi ha voglia e piacere di visitare questo posto.
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LA MIA ANIMA
Quando suono di fronte ad un pubblico è un po' come lasciare la mia ANIMA in quel posto.
Così mi sento ogni volta ... e aspetto che torni a riprendersi cura di me.
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QUELLE IMMAGINI SONO COME CANTARE UNA CANZONE varie, 19/02/2008 01:03 |
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QUELLE IMMAGINI SONO COME CANTARE UNA CANZONE
E' appena finita la fiction su tale Michelangelo Merisi "da CARAVAGGIO" ... Genio e Sregolatezza lo hanno definito ... Dell'uomo Merisi mi importa solo qualche spunto per dare un filo-logico alle sue immagini, tracce della sua vita per comprendere come i colori possono cambiare nel corso della nostra storia.
E allora voglio proporre quì una passeggiata nelle cose che vanno spiegate un po' alla volta.
Lo chiamano tour virtuale ... l'ho scovato nella grande biblioteca della rete, è bellissimo: ogni opera spiegata da esperti e osservabile nella sua interezza oltre che nei particolari.
La pittura da sempre è stata la forma espressiva che con maggiore difficoltà è riuscita a sedurmi ... la danza ... la musica ... la scultura ... la poesia ... tutte meno che i colori.
Le luci ed ombre di quest'uomo però meritano attenzione ... così come attenzione merita il coraggio di rappresentare quello che si è: "luce ed ombra" appunto, nella continua ricerca di nuova bellezza.
è come ascoltare una canzone ...
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VEDRAI VEDRAI (L. Tenco): GLI ACCORDI
Ho deciso di mettere a disposizione di chi ne ha bisogno gli accordi che ho tirato giù da una versione che Tenco esegue al pianoforte e dal vivo.
La posto qui perchè le versioni che si trovano nel web sono tutte in tonalità non originale ... potrebbe essere utile a chi si cimenta nella interpretazione di questa meravigliosa composizione di musica e parole.
Un solo commento: Vedrai Vedrai è una canzone che è nel repertorio di una moltitudine di musicisti, proposta in infiniti modi e con arrangiamenti dei più diversi; però credo che l'assoluta difficolta di renderela "semplice e complessa allo stesso tempo" è cosa che solo all'autore Tenco riesce. Il passaggi armonici del pianoforte, non proprio semplicissimi e in assoluto stile jazzistico, si contrappongono alla semplicità della voce. In questo modo ci è stato concesso di ascoltare una interpretazione irripetibile.
| VEDRAI (testo e musica di Luigi Tenco) |
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Intro: RE-7/5b SOL7/5# SOL 7
FAm7/9 SOL7/5# SOL7 DOm/9
Quando la sera me ne torno a casa FAm7 SIb7/9 MIbmaj7 DOm9
non ho neanche voglia di parlare FAm7 SIb7/9 MIbmaj7 DOm9
tu non guardarmi con quella tenerezza FAm7 SOL7/4 SOL7/9/5# SOL7
come fossi un bambino che ritorna deluso FAm7 SIb7 MImaj7 DOm7
si lo so che questa non è certo la vita FAm7 SIb7 MImaj7 MI6 SOL7/4 SOL7 DOm7/9
che ho sognato un giorno per noi
FAm7 SIb7/9
Vedrai, vedrai
MImaj7 MI6 vedrai che cambierà
FAm7/9 SOL7/5b forse non sarà domani
DOm Dom/7+ Dom ma un bel giorno cambierà
FAm7 SIb7/9
vedrai, vedrai MImaj7 DOm7 I(o Mi6) non son finito sai FAm7 RE-7/5b SOL7
non so dirti come e quando
DOm7/9 ma vedrai che cambierà
FAm7/9 SOL7/5# SOL7 DOm/9
Preferirei sapere che piangi FAm7 SIb7/9 MIbmaj7 DOm9
che mi rimproveri di averti delusa FAm7 SIb7/9 MIbmaj7 DOm9
e non vederti sempre così dolce FAm7 SOL7/4 SOL7/9/5# SOL7
accettare da me tutto quello che viene FAm7 SIb7 MImaj7 DOm7
mi fa disperare il pensiero di te FAm7 SIb7 MImaj7 MI6 SOL7/4 SOL7 DOm7/9
e di me che non so darti di più
FAm7 SIb7/9
Vedrai, vedrai
MImaj7 MI6 vedrai che cambierà
FAm7/9 SOL7/5b SOL7 forse non sarà domani
DOm Dom7+ DOm ma un bel giorno cambierà FAm7 SIb7/9
vedrai, vedrai MImaj7 DOm7 non son finito sai FAm7 /9 SOL7/5b SOL7
non so dirti come e quando
DOm7/9 FA7 DOm7/9 FA7 DOm7/9 FA7 (sfumando) ma vedrai che cambierà
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Benvenuto lettore
Qui scrivo del Buon Natale che attendo alle porte con la curiosità di sempre e con l'amore infinito che sto imparando a comprendere. Il mio pensiero prende spunto da questa immagine, la prima immagine ottenuta da google alla voce "natale" : il rosso, le forme rotonde e il luccichio dei nastrini che si appendono in segno di serenità e gioia. E allora questa immagina è dedicata allo splendore luccicante di mia figlia e al vomito incessante di mia moglie, amorevole riflusso di chi attende impaziente che altra vita si compia attraverso il suo corpo.
BENVENUTO LETTORE
Buon natale a te lettore che comprendi quello che "VIDA" ci riserva ogni giorno che passa buon natale a voi musicanti che meglio di me riuscite a esprimere le note che vi invidio da troppo tempo buon natale a chi c'era buon natale a chi c'e buon natale ai nostri figli segno e motivo di gioia infinita buon natale a te che riposi al loro fianco bellissima buon natale al progetto di casa
buon natale all'acqua che scorre sotto il mio lavoro buon natale a chi si offre senza riserve buon natale a chi vende strumenti musicali buon natale a chi ci ha regalato la vita e a chi ci sostiene in essa buon natale ai frutti d'olivo già spremuti nella terra del vento buon natale all'amico che non chiama perchè ha bisogno di tempo per comprendere
e buon natale a me che ho scelto di essere qui "ora", donato a questo mondo forse anche per scrivere queste parole troppo scontate per essere chiamate POESIA. (Pado 2007)
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Tom & Elis: La pioggia di marzo
Sto studiando un pezzo bellissimo della bossa nova che mi riempie l'anima ... parla della pioggia di marzo ... ma il suo degno nome e' quello brasiliano "aguas de março". Questa canzone, scritta da Tom Jobim e cantata anche da Elis Regina, e' una cascata di parole bellissime messe una dietro l'altra, a creare una distesa di note che ti lascia senza fiato.
Come al solito la curiosità musicale mi ha spinto ad una piccola ricerca in quella meravigliosa biblioteca che oggi è YOU TUBE ... ed ecco una versione che leggo "memorabile" registrata in studio tra Tom & Elis , in una complicità meravigliosa nel segno della musica.
Ad un certo punto della canzone, inaspettatamente rispetto alla melodia prevista Tom pone l'accento su una frase che credo sia la chiave di lettura di questo brano, Acqua di Marzo come Tempesta Passeggera ... furia di eventi che si susseguono uno all'altro ... nella stagione che chiude l'estate; Tom qui canta de "o projeto da casa, é o corpo na cama, è o carro enguiçado, é a lama, é a lama" (trad. "è il progetto della casa, è il corpo nel letto, è la macchina rotta, è il fango, è il fango)
Mi piace pensare a quel progetto di casa, al fatto che si sia scassata solo un'automobile, a due figli bellissimi di nome "Joao" e "Jose" ... e che quel fango è solo la zozzeria sui loro pantaloni. Questa la "pioggia di marzo" che chiude l'estate "in brasile" ... É a promessa de vida no teu coração
Aguas de Março
É pau, é pedra, é o fim do caminho, (è il bastone, il sasso, la fine del sentiero) É um resto de toco, é um pouco sozinho (è un resto di albero, è stare un po' da solo) É un caco de vidro, É a vida, è o sol (è un pezzo di vetro, è la vita, il sole) É a noite è a morte, è o laco è o anzol (è la notte, la morte, è il lazo, è un amo) É peroba do campo, é o nó da madeira, (è l'albero di campo, è il nodo nel legno) Caingá, candeia, é o Matita Pereira (Caingà(?), la lampada, è Matita pereira(?)) É madeira de vento, tombo da ribanceira, (è il legno del vento, è il tonfo nel burrone) É o mistério profundo, é o queira ou não queira (è il mistero profondo, è il volere o non volere) É o vento ventando, é o fim da ladeira, (è il vento che soffia, è la fine della salita) É a viga, é o vão, festa da cumeeira (è la trave portante. il vano, la festa di inaugurazione) É a chuva chovendo, é conversa ribeira, (è la pioggia che cade, è la chiaccherata sul fiume) Das águas de março, é o fim da canseira (le piogge di marzo, è la fine della stanchezza) É o pé, é o chão, é a marcha estradeira, (è il piede, il pavimento, la marcia sostenuta) Passarinho na mão, pedra de atiradeira (il passerotto nella mano, lapietra della fionda)
É uma ave no céu, é uma ave no chão, (è un uccello nel cielo, è un uccello sul pavimento) É um regato, é uma fonte, é um pedaço de pão (è un torrente, una fonte, un pezzo di pane) É o fundo do poço, é o fim do caminho, (è il fondo del pozzo, è la fine del cammino) No rosto o desgosto, é um pouco sozinho (nel volto la delusione, è stare un po' da solo)
É um estrepe, é um prego, é uma ponta, é um ponto, (è un pezzo di legno, un chiodo, un ponte, un punto) É um pingo pingando, é uma conta, é um canto, (è la goccia che gocciola, è un conto, è un canto) É um peixe, é um gesto, é uma prata brilhando, (è un pesce, è un gesto, è l'argento che brilla) É a luz da manhã, é o tijolo chegando, (è la luce del mattino, i mattoni che arrivano) É a lenha, é o dia, é o fim da picada, (è la legna, il giorno, la fine del sentiero) É a garrafa de cana, o estilhaço na estrada, (una bottiglia di grappa, un coccio nella strada) É o projeto da casa, é o corpo na cama, (è il progetto della casa, è il corpo nel letto) É o carro enguiçado, é a lama, é a lama, (è la macchina rotta, è il fango, è il fango)
É um passo, é uma ponte, é um sapo, é uma rã, (è un passo, è un ponte, è un rospo, una rana) É um resto de mato, na luz da manhã, (è un resto di foresta, nella luce del mattino) São as águas de março fechando o verão, (sono le pioggie di marzo, che chiude l'estate) É a promessa de vida no teu coração, (è una promessa di vita nel tuo cuore)
É uma cobra, é um pau, é João, é José, (è un serpente, è un bastone, è Joao, è Josè) É um espinho na mão, é um corte no pé, (è una spina nella mano, è un taglio nel piede) São as águas de março fechando o verão, (sono le pioggie di marzo che chiudono l'estate) É a promessa de vida no teu coração, (è una promessa di vita nel tuo cuore)
É pau, é pedra, é o fim do caminho, (è il bastone, il sasso, la fine del sentiero) É um resto de toco, é um pouco sozinho (è un resto di albero, è stare un po' da solo) É um passo, é uma ponte, é um sapo, é uma rã, (è un passo, un ponte, un rospo, una rana) É um belo horizonte, é uma febre terçã, (è un bello orizzonte è una febbre terzana) São as águas de março fechando o verão, (sono le pioggie di marzo che chiudono l'estate) É a promessa de vida no teu coração (è una promessa di vita nel tuo cuore)
E' pau, é pedra, é o fim do caminho,
| Tom Jobim |
Elis Regina |
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Paesaggi liberati
Con grande piacere dedico questo post ad un "artita completo": cioè a colui che vive nell'arte perchè l'arte gli apprtiene a tutto tondo, Danilo Di Prizio.
L'ho conosciuto qualche anno fa, grazie alla sua musica e al concedersi con passione di maestro. L'ho conosciuto ancora nella sua pittura, nei suoi colori e nelle immagini che spesso, troppo spesso, regalano a ciascuno le emozioni di cui si ha bisogno. L'ho conosciuto nella sua gratuità di artista, e gli auguro che la "bellezza" che troppo spesso riesce a rappresentare, gli dia la felicità che merita.
Il suo ultimo lavoro, "Paesaggi liberati" è a disposizione sul web a questo indirizzo http://paesaggiliberati.blogspot.com/
...liberare paesaggi, liberarli da tutte le cose che li hanno rinchiusi, dalle scatole di cemento e acciaio, dal viaggio sfrenato, dall'oscurità del nero. Ora mi chiedono di respirare, e quale modo migliore per farlo se non attraverso il SEGNO e la LUCE? In passato ho dipinto tante cose, luoghi pieni, ferrovie, palazzi, grafici ancestrali, disegni tribali, pupazzi, mostri, spiriti, poesie…Ho scelto, lo ammetto, questa volta “l’ispirazione” mi parla con gli occhi del giorno, so esattamente cosa mi vuol dire, questa volta non c’è il linguaggio segreto delle muse, è un attimo di assoluta verità, quella verità che gli occhi di un paesaggio VUOTO e infinitamente vivo sanno farmi vedere: la loro luce e quegli spazi di terra dove tutti vorrebbero CAMMINARE. (danilo di prizio)
"L'ASSOLUTA VERIITA'" SCRIVE. SEMBRANO I LUOGHI VERI VISTI CON GLI OCCHI DEI BAMBINI.I VERI COLORI ACCESI SOLO DALL'EMOZIONE PULITA, SENZA SFONDI DI RIMPIANTI E DI RICORDI. BELLI E BASTA.
Da visitara
1. la sua musica www.myspace.com/danilodiprizio
2. le sue parole http://www.poesiavisiva.com/
3. il suo progetto http://iseoarte.blogspot.com/
4. il suo studio http://www.diprizioarte.com/ |
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DANTE, MA VAFANGULE VA!!! ... firmato ROBERTO BENIGNI varie, 05/12/2007 00:01 |
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DANTE, MA VAFANGULE VA!!! ... firmato ROBERTO BENIGNI
in foto scene dal film LA TIGRE E LA NEVE di Roberto Benigni
Stasera ho visto un bel film ... la storia fantastica di un poeta e della donna che egli ama ... poi ho girato sul web perchè avevo bisogno di materiale per scrivere dell'amore che Roberto Benigni spesso riesce a rappresentare in una semplicissima bellezza tale, quasi, da intimidire lo spettatore. Ogni volta la sua donna e' il centro del film ... la sua principessa è sempre lei ... una donna bella che l'accompagna nella vita come nel suo lavoro.
Ebbene cercando sul web mi sono imbattuto in uno di quei critici che, suppngono, godono nel demolire le cose belle ... anche se la BELLEZZA e' cosa difficle da mettere in discussione soprattutto quando e' semplice e fantastica allo stesso tempo. Eccola qui la critica autorevole di DANTE ALBANESI
Il Benigni che si avventura in Iraq alla ricerca dell'amata e il Benigni che irrompe in "Rockpolitik" di Celentano sono due animali diversi, che mutano a seconda dell'habitat in cui si vengono a trovare. Il Benigni di "Rockpolitik" è grande perché trasforma la televisione in teatro: lo spazio-tempo della diretta convertito nello spazio-tempo del palcoscenico. Una magia ancora possibile soltanto in quelle pochissime trasmissioni (come quella di Celentano) che sono veramente "in diretta", cioè scandalosamente abbandonate al flusso dell'immagine in divenire, contro ogni check-in di fasce orarie, interruzioni pubblicitarie e scalette premasticate. Benigni è grande perché "benignizza" la televisione: nella mezz'ora che gli viene affidata, ogni entità fisica che lo circonda diviene accessorio della sua scenografia mentale. Si appropria carnalmente del palcoscenico, del pubblico, bacia il conduttore, spoglia la valletta, e tutti (volenti o meno) diventano personaggi della sua farsa, mescolando alto e basso con la consumata imprudenza di un giullare medievale. Trasforma se stesso nella citazione di Totò e Celentano in quella di Peppino; irride "Siamo la coppia più bella del mondo" con un travestimento da avanspettacolo, ma un attimo dopo cita Voltaire sulla libertà di opinione; si lancia a ruota libera contro Berlusconi, ma chiude col commiato di Socrate sulla pena di morte. Tutto ciò si chiama Commedia dell'Arte. Purtroppo tale magia, perfetta simbiosi mediatica fra teatro e televisione, al cinema è quasi impossibile da replicare. Come una tigre Benigni mangia il piccolo schermo, ma si scioglie come neve dentro quello grande. Se in televisione Benigni sa essere padrone assoluto del mezzo che occupa, al cinema ne è semplicemente un abitante, figurina costretta in un'inquadratura che non gli appartiene. Il cinema non si lascia benignizzare, resta materia inerte all'intervento del comico, perché un'immagine bidimensionale non è un palcoscenico: non si modifica con la semplice addizione di un corpo, per quanto vitale ed eccessivo esso sia. Tutti i corpi più geniali che hanno imperversato sullo schermo (da Jerry Lewis a Jackie Chan) hanno portato con sé un'idea di cinema, un preciso rapporto di relazione spaziale tra la propria massa fisica e il set che si apprestavano a dominare/distruggere. Benigni, semplicemente, quest'idea di cinema non ce l'ha; non l'ha mai avuta, e probabilmente non sospetta nemmeno che sia necessario averla.
Il cinema ha conosciuto il vero Benigni solo in quelle (troppo) poche occasioni in cui si è affidato ad un autore (Jarmusch, Fellini, Ferreri, Giuseppe Bertolucci, Sergio Citti) che ha saputo valorizzarne a pieno le qualità eversive, quel raro equilibrio di innocenza lunare e irriverenza arcaica. In assenza di tale gestione esterna, il Benigni cinematografico resta soltanto un allegro e in fondo innocuo buffone, inspiegabilmente sopra le righe, temerariamente convinto che la qualità del film sia una diretta conseguenza della sua qualità recitativa. Il problema è che questo insuperabile istrione non è solo un mediocre regista, ma anche un mediocre direttore di attori: davanti alla sua cinepresa, interpreti notevoli come Emilia Fox, Giuseppe Battiston, Jean Reno diventano vacue macchiette. Di conseguenza, in quei (rari) momenti in cui Benigni esce di scena, La Tigre e la Neve denuncia cadute di ritmo e di "credibilità" inverosimili. Una per tutte: la macchinosa sequenza in cui il direttore dell'aeroporto rifiuta ad Attilio il biglietto per Bagdad, poi torna a casa, racconta lo strano episodio a sua moglie, quindi accende la tv e incredulo vede Attilio sul telegiornale, già arrivato a Bagdad. Neanche una telenovela sopporterebbe una digressione così insulsa. I film di Benigni somigliano ad un quadro sporco. Il suo è un cinema di intenzioni: bersagli arditi puntualmente mancati da inette esecuzioni. E questa cosa fa rabbia. Perché idee scenografiche come il matrimonio con Tom Waits e chiaro di luna, paralleli amari come lo scacciamosche arma di distruzione di massa, guizzi come la sposa-canguro, il ballo sulle mine o il Padre Nostro invocato ad Allah, non sono idee di un Pieraccioni qualsiasi, ma invenzioni rare. E se queste invenzioni si perdono come polvere nel deserto, forse la colpa è di chi da tempo ha abbandonato Benigni a se stesso. Se il cinema italiano non riesce a fornire al suo nuovo Totò un Mario Mattoli che lo "assoggetti" alla grammatica dello schermo, la colpa è della patetica società dello spettacolo che ci ritroviamo
di Dante Albanesi
Dopo averla letta una sola parola:
DANTE ... ma vafangule va!
CHE PARADOSSO INFINITO ANCHE PER IL NOME CHE PORTI !!!
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ANGELI DI BELLEZZA
Ho scoperto da poco tempo la storia di questa artista il cui nome ormai risuona da tempo nel panorama musicale mondiale, lei e' EVA CASSIDY.
Ho scoperto di lei ... di quello che dicono le persone che lei ha amato ... "her parents" ... "SHE LOVED MUSIC".
Eva Cassidy cosi' come Nick Drake è di quelle ANIME SENSIBILI che passano tra di noi solo per il tempo strettamente necessario ... ci regalano la bellezza e poi tornano nel posto a cui appartengono ... ANGELI DI BELLEZZA, che ci regalano emozioni ... e simili a loro diventiamo nell'amore per la musica: si potrà dire anche di noi "they loved music"
Dedicato al tempo che passa ed alle cose belle che ci sono ora ... Ecco: la storia di EVA e un abbraccio infinito al mondo intero che legge ... se ne sarà fortunato!
Eva Cassidy Story by Trevor McDonald
da un articolo di Alfredo d'Agnese
Eva Cassidy è una di quelle vittime di cui ci accorgiamo troppo tardi. Vittima di un sistema discografico cieco e incapace, intrappolata nei gangli dell'anonimato. Late for the sky, in ritardo per il cielo come gli eroi di Jackson Browne, Eva Cassidy è morta di tumore a 33 anni nel 1996, come un'anima qualsiasi. Ma qualcosa di lei rimane, i dischi. E, come capitò a Jim Croce negli anni '70, il mondo si è accorto di lei molto in ritardo e all'improvviso. E queste testimonianze hanno acquistato corpo, spessore. Songbird, una compilation con brani tratti da tre suoi dischi, ha avuto la forza di ergersi al numero uno in Gran Bretagna, spinta da un passaparola irresistibile.
Oggi viene paragonata a Sandy Denny, ma i paragoni sono una diminutio. I suoi cinque dischi, postumi e non, sono un piccolo condensato di leggerezza e grazia. Songbird, l'album monstre, comincia con una strepitosa versione di Fields of Gold e ci mostra tutta l'abilità dell'interprete americana. La sua voce è cristallina e potente, in grado di rendere al meglio Songbird di Christine McVie e allo stesso tempo è prodigiosamente duttile, tanto da reinventare Over the Rainbow. L'album ci mostra tutte le anime della Cassidy, quella folky, che scorre perfetta su Autumn Leaves, quella jazz, blues e soul che si posa con ruvida grazia su People Get Ready di Mayfield.
C'è una pace sospesa nei dischi di questa signora della voce. In Time After Time la cantante regge l'urto con classici come Kathy's Song firmata da Paul Simon o Woodstock di Joni Mitchell. E ancora meglio esce dal confronto con i traditional I Wandered By A Brookside e Way Beyond The Blue e con le dodici battute di I Wish A Single Girl Again. La canzone di Cyndi Lauper, infine, è una piccola lezione d'interpretazione.
Ultimo documento è The Other Side, l'album di duetti con Chuck Brown. E' la faccia più grintosa ed energetica di Eva Cassidy, una discesa in campo negli inferi della musica che parla al corpo e all'anima; quasi una sfida, diremmo. Vinta, naturalmente. A pieni voti. Con molta nostalgia, da parte nostra. Se siete alla ricerca della bellezza comprate i suoi dischi. E' tutto.
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Ratatouille: del topo che cucina

Chi l'avrebbe mai detto che mi sarei ritrovato a scrivere in questo posto di un "cartone" o meglio, di un "film" che non avrei mai visto se non me l'avesse chiesto mia figlia.
Lo faccio per due motivi: il primo, perche' godere di mia figlia che si scompiscia dalle risate a guardare un topo che cucina è una gioia indescrivibile; il secondo e' l'emozione di un film "originalissimo", che ti lascia con il desiderio di correre nel più buono dei ristoranti che conosci con solo il desiderio di godere dei sapori.
Questo e' stato per me "Ratatouille" ... un movie che prende spunto dalla buona cucina per suggerirti i sapori della vita ... tante piccole verità ...
Ci racconta il conflitto di classe e arriva a bacchettare il più grande critico di Parigi, Anton Egò, (re)censore di ristoranti e pietanze spietatamente snob e di cattiveria inaudita. Lavora a lume di candela il signor Egò in un ufficio a forma di bara. La vera sfida, il topo che cucina, la lancia proprio a lui. L'unico alla sua altezza, con la sua stessa finezza di palato e forse, seppur nascosta, la medesima capacità di sognare. Si perchè alla fine il signor Egò, il malvagio Egò, si lascia sedurre del piatto preparato con la passione dal topo Remì. In un istante i sapori al palato lo disarmano tanto da riuscire a riassaporare, in quegli ingredienti, l'amore di sua madre che adorava il suo bambino di fronte ad un piatto fumante di minestra.
E allora, sarà lui a pronunciare una delle frasi più belle del film: "C'è più dignità in un'opera d'arte mediocre che in una stroncatura di un criticco, che pur è divertente da scrivere per me e da leggere per voi ... ". Talento e originalità si nascondono spesso nei luoghi più insospettabili, e questo ci permette di sognare!
P.S. Chiaramente la cena di stasera e' stata deliziosa. Evviva!!! |
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